L'ORO E LA PATRIA

“L’oro e la patria” (Mondadori) è il titolo del libro che Federico Fubini, in dialogo con Mario Renosio, ha presentato venerdì 14 novembre 2025 in videoconferenza. L’iniziativa è stata organizzata da Polo Cittattiva Astigiano Albese – I.C. di S. Damiano d’Asti, Museo Arti e Mestieri di un Tempo e Comune di Cisterna d’ Asti, Generali Italia spa - Agente Mario Cielo, Canale (Cn), Israt, Associazione “Franco Casetta”, Libreria "Il Pellicano" e Aimc di Asti.


Federico Fubini è inviato e editorialista di economia del «Corriere della Sera», di cui è vicedirettore ad personam. Da Mondadori ha pubblicato: Noi siamo la rivoluzione (2012), con cui ha vinto il Premio Estense, La via di fuga (2014) e La maestra e la camorrista( 2018). Nel 2019 esce per Longanesi Per amor proprio, perché l'Italia deve smettere di odiare l'Europa (e di vergognarsi di sé stessa) e nel 2020 Sul vulcano. Come riprenderci il futuro in questa globalizzazione fragile. Nel 2024 ha pubblicato L'oro e la patria. Storia di Niccolò Introna, eroe dimenticato.
Mario Renosio, storico, ricercatore, già direttore dell’Israt, autore di numerosi saggi storici, è il presidente provinciale dell’ Anpi di Asti.
In apertura, Mario Renosio ha sottolineato che la vicenda del protagonista di questa narrazione, Niccolò Introna, rappresenta un episodio poco conosciuto della storia italiana pur essendo fondamentale per comprendere le dinamiche di potere, le scelte morali e le crisi di un Paese in periodi cruciali. Introna, funzionario fedele e intransigente, dedicò sessant’anni della sua vita alla Banca d’Italia, attraversando le tumultuose vicende politiche e sociali del nostro Paese. La sua figura di valdese praticante, si distingue per l’integrità e la fermezza con cui affrontò le sfide di un regime che, se da un lato si autodefiniva come esempio di stabilità e ordine, dall’altro mostrava le sue ombre di corruzione e oppressione. Il suo ruolo di funzionario fedele lo portò a essere un osservatore attento e spesso scomodo, soprattutto in un contesto in cui il regime fascista cercava di consolidare il controllo economico.
Il libro, come ha detto l’autore, racconta una vicenda umana che va oltre quella biografica ed è emblematica rispetto a come gli uomini si muovono nei momenti decisivi della storia della loro comunità: essere coerenti o proni al potere?
“Tutta la vita di Introna – ha proseguito - mi ha spinto ad approfondire la sua figura perchè è uno studio nello studio del potere anche a livello antropologico. Trascende momento storico, è protagonista ma non è metafora. La vicenda è reale e parte da una gran mole di documenti inediti”.
Per comprendere l’importanza del deposito di oro nella Banca d’ Italia, bisogna tenere conto che la quantità di monete, poteva essere stampata solo in base all'oro presente. Introna si forma nel periodo precedente la prima guerra mondiale. Il gold standard è ormai tramontato ma le riserve auree rimangono fondamentali specie in un Paese privo di materie prime come l'italia. Essere privi di oro faceva perdere l'accesso all'acquisto di carburante e derrate come il grano. Durante le guerre, accadeva spesso che gli aggressori si appropriassero dell’oro dei Paesi conquistati. Lo fece anche l’ Italia che ne sottrasse 14 tonnellate alla Francia.
Per i tedeschi, con la Repubblica di Salò, l’Italia rimaneva un’alleata e quindi si offrirono, già nel settembre del ‘43, di proteggere il nostro oro dall’arrivo degli angloamericani. In questo frangente, Introna dimostrò, ancora una volta, di essere un uomo resistente in un’Italia ormai allo sbando. Tutti cercavano solo di salvare se stessi mentre lui, al contrario, cercava di salvare il Paese in questa fase tormentata della guerra. Salvò così la sua dignità e quella della Banca d' Italia rimanendo uno dei pochi credibili e senza macchia. Innanzitutto rifiutò di partire da Roma a differenza di Azzolini che si stabilì sul lago di Como.
Introna, non essendo fascista e non essendosi abbassato a vendere la propria dignità, non riuscì mai a raggiungere i vertici amministrativi dell’ente in cui lavorava pur essendo molto competente e, proprio per questo motivo, era tenuto in servizio perché era indispensabile ma senza possibilità di fare carriera.
Intanto Vincenzo Azzolini, arrivato al vertice della Banca d’Italia, non impediva a Mussolini di arriccchirsi attingendo ai fondi pubblici. Così Introna si trovò a dover gestire la Banca, in periodo di occupazione, difendendo impiegati, nascondendoli, salvandoli dal licenziamento e dalla deportazione. Egli stesso era nella lista. Mise in salvo i clichè per la stampa delle banconote in vista della fine della guerra e nascose anche le macchine per la stampa nei sotterranei.
L’Italia, già a partire dalla fine del primo conflitto mondiale, viveva una grande crisi finanziaria. Molte banche che si erano esposte erano sul punto di fallire anche perché non esistevano regolamentazioni e trasparenza. Dopo la 1° guerra mondiale, l’Italia era in crisi finanziaria. Alcune banche si indebitarono prestando soldi allo Stato o ai produttori di armi. Così, alla fine, molte collassarono perché erano cessati gli ordini di articoli bellici ed era impossibile rimborsare i crediti contratti. Le persone accorrevano agli sportelli, spaventate dalle notizie ma non c’era liquidità. Questa crisi silenziosa si protrasse per circa un decennio.
In questo frangente, comparvero profittatori di ogni tipo che cercavano di entrare nella gestione di queste banche per prendere i valori ancora presenti. Introna non era laureato, era un provinciale, convertito al protestantesimo, dopo aver trascorso un’infanzia difficile dopo il tipo. Però era dotato di una straordinaria capacità di calcolo computazionale. Il fascismo capì che era necessario porre rimedio ai dissesti e che, per far questo, erano necessarie le sue competenze. Inizialmente, era protetto dal precedente governatore della Banca d’Italia ed entrambe erano spiati dall’Ovra. Intanto lo Stato decise di fornire denaro per la stabilizzazione delle banche ma, nel ‘31, arrivò la grande crisi europea così si creò l’ Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI).
Con il fallimento delle aziende, le banche ne acquisirono le quote e quindi la proprietà della produzione industriale con costi altissimi: occorreva moltissimo denaro che la Banca d’ Italia creava prestando moneta. L’IRI, come emanazione del governo, assunse un debito colossale con la Banca d’Italia con l’intesa che si sarebbero fatti salvataggi e, successivamente, con la riprivatizzazione, si sarebbe saldato il debito. Purtroppo, però, non c’era un bilancio ma solo totale opacità.
L'IRI, per rispettare accordo, aveva un consiglio che si occupava di salvataggi e uno delle riprivatizzazioni. Introna, però, era l’unica persona competente a far parte del consiglio liquidazioni. Alla fine del 1935, tutto cambiò. Mussolini aveva lanciato la campagna d’Etiopia causando le sanzioni all’ Italia. Per questo motivo, fu costretto a riconventire l’economia rivedendo anche la posizione dell’ IRI ma si interruppe anche il salvataggio delle banche e la restituzione dei soldi. Tutto ciò determinò uno scoperto incredibile alla Banca d'italia e, intanto, Introna fu vittima di un ictus che gli paralizzò il braccio. Poi viene rimosso per la sua ribellione a inizio 1936.
All’arrivo degli alleati a Roma, grazie ai contatti coltivati da Introna grazie alla sua fede protestante, ben presto videro in lui la figura di chi avrebbe potuto traghettare la Banca verso la fine e anche il dopoguerra.
Un uomo che era stato usato e indebolito dal fascismo, insultato sui giornali, arrivò a dirigere la Banca d’Italia a più di settantacinque anni. Infatti venne nominato commissario straordinario e iniziò a scrivere lettere ai padri fondatori della nostra Repubblica facendo presente l'insolvenza dell' IRI descritta come mostro burocratico. Propose tante cose come la divisione tra la politica e le banche. Viveva un profondo pessimismo. Introna scrisse a Soleri, De Gasperi, Parri... delineò una visione dove sollecitava la dismissione dei rami secchi, l’ eccesso burocratizzazione, il clientelismo e sottolineò la necessità di rimborsare l’ente che dirigeva. L’economista Donato Menichella, al contrario, sosteneva che era già tutto sistemato. Queste due visioni si scontrarono.
Nel libro – come ha evidenziato Renosio - si parla anche dell’ epurazione che viene già effettuata nel ‘44. Azzolini viene accusato e Introna produce memoria a suo carico. Si costituisce come parte civile a nome Banca d'Italia. L’imputato viene prima condannato, poi amnistiato e anche riabilitato. Introna, da quello che si evince dai documenti, ha fiducia nella nuova Italia ma, alla fine, il trasformismo premiò chi lo aveva avversato perché, praticamente, venne licenziato da quell’ente che egli stesso aveva creato.
“Viene cancellato, per la maggior parte, a causa del processo ad Azzolini che viene accusato di aver dato oro ai nazisti. Introna, in quel momento, è all'apice del potere e si lascia interrogare da Mario Berlinguer (ci sono i documenti) e anche dalla controparte. Intanto Azzolini nel giugno del '44, viene arrestato. Fino all’ottobre dello stesso, Introna non iscrive la Banca d’Italia come parte civile ma lo fa solo quando il governo accampa pretese sulle riserve auree. Rivendica l’ indipendenza dal governo. Si schiera non solo contro Azzolini ma anche il suo vice e questo non gli viene perdonato. Il suo ricordo viene rimosso e, alla Banca d’Italia, non c'è neppure un ritratto a ricordarlo. I sistemi dittatoriali e clientelari hanno bisogno della competenza ma la devono opprimere e, alla fine, tutto ciò si traghetta fin dopo il fascismo. Dobbiamo anche ricordare che molte persone famose per la storia dell’ Italia ebbero un ruolo in tutto questo” ha concluso Fubini.
Giovanna Cravanzola

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